Educazione civica, non una materia da studiare ma una disciplina da praticare.
- Adele D'Angelo
- 17 mar 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Sarà perché stamane, alle 6, acceso il telefono mi si è aperta una enorme finestra sul mondo. Sarà perché ieri sera una delle tante videochiamate aveva un sapore diverso, ho pensato che valga la pena raccontarvi uno spaccato di questa meravigliosa avventura che è l’insegnamento. Sono una Apple teacher, uno di quei “titoli” che si ottiene quando provi a declinare la parola innovazione in ogni modo e in ogni dove. Non occorre avere necessariamente un dispositivo con la “mela” quanto piuttosto strumenti che oltre a insegnare a educare, insegnino a essere, a tirar fuori le proprie passioni, a esprimersi con un linguaggio più familiare, soprattutto quando hai tanto da dire ma non sai come dirlo, per mille e un motivo.
Quest’anno ho avuto la fortuna e la possibilità di scegliere di insegnare educazione civica. Ho scelto di affrontare, mediante l’asse del digitale, i temi della Costituzione, della sostenibilità, dell’ambiente e della valorizzazione del patrimonio storico e artistico agendo su due fronti: il potenziamento delle competenze digitali e l’educazione ai media. Una sfida pazzesca perché nella mia scuola i furti sono all’ordine del giorno e la struttura non è dotata di device, di Lim, di connessione alla rete internet e, in alcuni casi, mancano persino le lavagne di ardesia. Di contro, possiede un fattore di enorme valore: un capitale umano da tutelare come patrimonio dell’umanità.
Più vado avanti e più mi convinco che potranno rubare certamente i banchi (quelli a rotelle, stranamente, non li hanno toccati), ma non potranno mai spegnere l’entusiasmo, la curiosità, l’ingegno e i sogni. Ne è conferma un alunno che, alle 00.51, si ostina a portare avanti il nostro progetto con un computer che “va a patate” (come dice lui) ma che, dopo un po’ di tentativi, riesce a far volare come una Ferrari; o anche la richiesta di collegarsi nelle ore extra scolastiche in videoconferenza (con vecchi cellulari e Pc antiquati), per confrontarci su come procedere nella ricostruzione di piazza del Plebiscito di Napoli con un software che nasce come gioco per ragazzi ma che ha trovato nuova vita come programma altamente educativo. Mi riferisco a Minecraft, uno dei videogiochi più venduti nell’ultimo decennio che, grazie ad una partnership con il museo M9 di Venezia, ha promosso un concorso nazionale per scuole. Ed è proprio con quel positivo spirito di competizione che gli alunni in questione hanno deciso di alzare l’asticella, chiedendomi di poter prendere parte al concorso, cimentandosi nella rielaborazione del centro storico di Napoli che, dal vivo, non hanno mai visto.
Ed è da qui che si parte con gli approfondimenti di arte, affrontando il tema dell’Unesco e dei beni da esso tutelati: quali sono, come sono fatti, pietra dopo pietra. E così, in due ore, ti restituiscono la chiesa di San Francesco di Paola di Napoli in un rendering incredibilmente professionale, realizzato con un videogioco! Loro continuano a chiamarlo “palazzo” ma adesso ne conoscono ogni dettaglio, ogni misura, e io, da architetto, resto senza parole. Domando come hanno fatto a rielaborarla senza avere uno straccio di misura… candidamente loro mi rispondono: “Con Google Earth”.
E allora non è più questione di Dad, scuola in presenza, Did, perché tutto ciò lo abbiamo costruito in Dad, l’abbiamo ripreso in presenza e saltiamo da una modalità all’altra senza soluzione di continuità. Le distanze si annullano quando ci sono passione, curiosità ed entusiasmo. Si passa dal progetto alle chiacchiere tra compagni: non mancano gli attriti tra loro, sono giovani e l’età è proprio quella ma, se “Virtuale è reale, le parole hanno conseguenze, si è ciò che si comunica”, come insegna il Manifesto della Comunicazione non ostile, allora l’educazione civica non è più soltanto una materia teorica, ma qualcosa di assolutamente concreto.
E allora bastano cinque minuti di rievocazione di questi principi studiati in aula che tutto rientra, tra scuse reciproche e rinnovata serenità. Andrei avanti a parlare per ore circa la rivoluzione che innescano queste dinamiche, ma la molla che ha fatto scattare questo bisogno di aprire uno spaccato di vita quotidiana ai tempi del Covid-19, è stato il netto contrasto tra l’essere insegnanti e Apple teacher in contesti tanto diversi. Mi riferisco ad una delle international school presenti in Italia, dove lavora un mio collega “della mela”, o a una Ads (Apple Distinguished School), scuola pubblica italiana al pari della mia. Scuole, quelle lì, in cui è difficile che si possa andare oltre, perché l’innovazione digitale si respira in ogni centimetro cubo di quegli spazi e gli insegnanti possono davvero concentrarsi su come esercitare il loro mestiere al meglio, attività definita da un termine che deriva dal latino insĭgnare, ovvero “imprimere segni (nella mente)”. Si fa davvero fatica ad accettare che in una stessa nazione si creino distanze e divari di opportunità tanto nette quanto ingiustificabili. Caro ministro Bianchi, caro Mario Draghi, facciamo davvero che l’Italia sia una soltanto. Lavoriamo per dare le medesime opportunità a tutti i nostri giovani, altrimenti perché parlare di educazione civica? Pratichiamola tutti!
Questo articolo è stato pubblicato su IL CRIVELLO, qui il link al giornale:

Comentarios